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Quando l'arte del movimento incontra il dio Marte

Nonostante il corso storico intrapreso dal genere umano da meno di un secolo a questa parte, volto all'omologazione delle pratiche del vivere comune così come dell'intendere gli spazi pubblici, ogni popolo su questo pianeta è ancora – fortunatamente – caratterizzato da usi, costumi e tradizioni peculiari.

Tra queste annoveriamo le arti che, generazione dopo generazione, sono state tramandate da padre in figlio per istruire nell'arte dell'attacco e della difesa. È bene premettere che esiste una sostanziale differenza tra la cosiddetta “arte marziale” e lo “sport da combattimento”.

Le arti marziali, più specificamente nate in seno alle caste guerriere, hanno come scopo ultimo l'eliminazione della minaccia, che si suppone disposta alle estreme conseguenze a danno dell'avversario; lo sport, per definizione, ha invece finalità ricreativo-educative.

Siamo abituati a pensare all'estremo oriente come la patria delle arti da combattimento. Si tratta di una convinzione tanto diffusa quanto errata.

Infatti, praticamente ogni paese può vantare la paternità di più d'una di queste pratiche. Il Belpaese è noto, ad esempio, per i vari stili d'estrazione popolare che coinvolgono l'uso di coltelli e bastoni. Un esempio su tutti il Liu-Bo, che dai pastori siciliani mutua l'utilizzo a scopo difensivo delle verghe.

Tra le arti marziali più diffuse nel mondo ricordiamo le giapponesi, come il Karate e il Ju-Jitsu, quest'ultimo anche nella sua versione sportiva, il Judo; le coreane come il Taekwondo; le cinesi, come il Kung-Fu ed i suoi innumerevoli stili; il Silat indonesiano. E ancora la Savate o “boxe francese”; la Muay Thai, meglio nota come “boxe tailandese” e la particolarissima Capoeira brasiliana.

Quest'ultima arte marziale nasce in Brasile ad opera degli schiavi d'origine africana. Comunemente scambiata per una danza a causa dei movimenti spettacolari, esige, oltre ad un costante allenamento finalizzato al mantenimento di una buona elasticità ed al rafforzamento dei muscoli necessari al compimento di salti e balzi all'indietro, un discreto livello di armonia nei movimenti.

I primi cenni storici relativi a quest'arte marziale risalgono al 1624. Si tratta di diari vergati dai capi-spedizione incaricati del recupero degli schiavi riusciti nel tentativo di sfuggire ai loro aguzzini. Leggenda vuole che le particolari movenze di questo stile di combattimento siano dovute alla necessità dei primi praticanti (che, lo ricordiamo, erano schiavi d'origine africana) di dissimulare gli allenamenti agli occhi dei “padroni”.

Alkahest
Q-code: Quando-l-arte-del-movimento-incontra-il-dio-Marte
Località: Sport

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