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Certificati verdi: come funzionano?

I Certificati verdi sono rilasciati agli impianti di produzione di energia elettrica, che utilizzano fonti di Energia Rinnovabile. I certificati verdi quindi sono una sorta di incentivazione all’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, considerate di fondamentale importanza dalla Green Economy. Questi documenti sono rilasciati dal GSE, ovvero il Gestore dei Servizi Energetici.

Normativa sui Certificati verdi

La normativa esistente sui Certificati verdi ha subito nel corso degli anni numerose modifiche, la prima legge in materia è stata emanata nel 1999, alla quale sono seguiti diversi decreti ministeriali, tra cui il d. m. 11/11/99, il d. m. 287/03, il d. m. 24/10/2005 e il d. m. 152/2006. La legge finanziaria del 2008, ha stabilito alcune importanti novità di carattere generale per il settore delle fonti rinnovabili e sono illustrate di seguito.

Dal 2008 il pagamento di questa fonte di energia è fissato al valore di riferimento pari a 180,00 euro/MWh e può cambiare ogni tre anni.

  • I certificati verdi sono messi sul mercato a un prezzo dato dalla differenza tra il valore di riferimento e quello medio annuo di cessione dell’energia elettrica , riferito però all’anno precedente.

  • Gli impianti di produzione di energia elettrica che sfruttano l’energia rinnovabile, che sono entrati in funzione a partire dal 1°aprile 1999 fino al 31 dicembre 2007, hanno diritto ad ottenere un certificato verde che abbia la durata di dodici anni. Invece gli impianti che sono entrati in esercizio dopo la suddetta data hanno diritto ad ottenere certificati verdi della durata di quindici anni.

  • La quota d’obbligo ha subito degli incrementi e il valore unitario dei Certificati verdi è stato diminuito da 50 MWh a 1 MWh.

  • Il GSE ha l’importante compito di provvedere al ritiro dei Certificati verdi in scadenza nell’anno.

Novità sulla regolamentazione

Il decreto ministeriale del 18 dicembre 2008 emanato dal Ministero dello Sviluppo economico e l’articolo numero 2 della legge numero 240 del 24 dicembre 2007, hanno affermato ulteriori casi sulla regolamentazione dei Certificati verdi, che sono presenti di seguito.

  • I Certificati verdi in eccesso possono essere riacquistati, facendo però una specifica richiesta al Gestore dei Servizi energetici.

  • Gli impianti di produzione di energia elettrica che richiedono il rilascio della certificazione devono presentare al Gestore dei servizi energetici garanzie importanti e reali sull’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

Paradossi del sistema

A causa di una maldestra definizione all’interno del decreto, che concedeva linguisticamente ma poi, di fatto, anche praticamente sussidi anche a quell’energia prodotta da fonti “assimilate alle rinnovabili”, attualmente ci troviamo a finanziare anche quelle aziende o industrie che utilizzano per la produzione di energia scarti tossici, come le raffinerie o gli inceneritori di rifiuti.

Per ridurre l’impatto di questa legge è stato ideato un decreto Bersani bis, che ha provveduto a cancellare la dicitura “assimilate” e a mantenere esclusivamente l’attributo “rinnovabili”, facendo comunque attenzione ad attribuire determinate facoltà alle aziende per lo smaltimento rifiuti a Roma e nelle grandi città.

Un altro dei paradossi è dato dalla applicazione del sistema di incentivi dei certificati verdi ad altre fonti di produzione di energia rinnovabile, come ad esempio l’eolico. La volontà dei produttori di energia di ottenere gli incentivi porta in alcuni casi, ad un aumento smisurato degli impianti a danno del paesaggio e conseguentemente dell’ambiente e del settore turistico.

Inoltre a causa delle soglie minime (2%) previste per la produzione di energia da fonti rinnovabili per le aziende, molti dei metodi alternativi di produzione non ancora estesi su scala industriale, come il solare fotovoltaico ed il termodinamico, non riescono a beneficiare degli incentivi provocando un disequilibrio nella gestione delle fonti rinnovabili in Italia.

marco baro
Q-code: Certificati-verdi-come-funzionano

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